Tuesday, February 7, 2012

I misteri del lago Vostok dopo trent'anni di scavi.

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Un team russo rompe l'ultima barriera di ghiaccio e raggiunge un bacino di acqua temperata sepolto da milioni di anni. Un mondo isolato e autonomo rispetto alla Terra, la cui scoperta pone serie questioni ambientali. Con tanti interrogativi e anomalie, al momento senza risposta. (di TIZIANO TONIUTTI)

UN MISTERO lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 2. E' quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l'Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell'ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent'anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l'ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.

LE IMMAGINI 3

Misteri e anomalie
. L'enorme bacino subglaciale, scoperto negli anni 70, nasconde un tesoro tutto da stimare per quantità e qualità. Di sicuro
c'è che l'acqua che contiene è purissima, incontaminata dall'ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L'ecosistema è quindi quello di quell'epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali. Ma c'è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell'acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l'Antartide. Il fenomeno viene spiegato con un'ipotesi suggestiva: il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l'acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili. Quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente. Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa, satellite di Giove dalla composizione ambientale molto simile a questo tesoro chiuso nello scrigno dell'Antartide.

I pericoli del mondo perduto. Il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all'interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell'acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d'aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta. Per questo nell'opera di scavo, il team russo ha prestato attenzione totale al pericolo di contaminazione biunivoca. L'acqua da analizzare proveniente dal lago sarà prelevata creando un foro attraverso cui la pressione spingerà il liquido in alto. Si attenderà quindi il ricongelamento e poi verranno presi i campioni. Naturalmente il momento del taglio del ghiaccio per praticare il foro è quello più delicato, quello in cui il nostro mondo e i nostri batteri entrano in contatto con un universo misterioso intrappolato da milioni di anni.

Attività magnetica inspiegabile. Ma i misteri di Vostok non sono finiti. Ce n'è un altro, ugualmente importante ma dai contorni ancora meno definibili. Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all'assottigliamento della crosta terrestre in quel punto. Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare dal diametro molto esteso, alla base del lago. L'ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l'alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico.
Di certo c'è che la forma dell'oggetto misterioso appare particolarmente regolare. Voci non confermate riportano che l'agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull'area e impedisca l'accesso per chiunque, per "evitare contaminazioni".
Cosa nasconde il lago e in che modi e tempi la scoperta inciderà sul pianeta Terra è tutto da vedere. Vostok è stato appena raggiunto, e i misteri che contiene prima o poi arriveranno in superficie.
(06 febbraio 2012) 

Saturday, February 4, 2012

Inverni freddi in Europa dal XV secolo ...basta con gli allarmismi!

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Sembrerebbe che il periodo in cui si iniziarono a segnare sistematicamente i dati meteorologici fu non prima degli inizi del 1700 in Europa. Localmente erano già in uso i primi termometri ma una diffusione più estesa della misurazione del tempo si ebbe col trascorrere dei decenni del XVIII secolo.
In realtà le segnalazioni del tempo venivano effettuate già da diversi secoli prima, ma in mancanza di misurazioni effettive troviamo numerosi scritti antecedenti a tale periodo che ci danno un'idea complessiva dei periodi più o meno freddi che si sono avuti subito dopo il periodo caldo medievale in Europa.
Col tempo, sono state ricostruite mappe bariche e di anomalie termiche di discreta affidabilità riferite a quegli anni.
Vista la grandezza, la complessità morfologica e la disposizione geografica del continente, si è avuto modo di studiare il clima del passato notando differenze da zona a zona, periodi estremamente rigidi possono esser stati non così freddi per altre zone e così via, questo non esclude di poter tracciare un quadro generale della situazione in determinati momenti storici per quanto riguarda il tempo meteorologico.
Sappiamo così che a partire dalla metà del 1300 si è assistito ad un graduale calo della temperatura media globale (probabilmente più accentuata in Europa) con un'espansione dei ghiacciai alpini (con un culmine nel XIX secolo) e con l'inizio di una serie di Inverni via via sempre più rigidi, tale periodo è soprannominato Piccola era glaciale ed ebbe una durata di circa cinque secoli, alla fine dei quali è iniziata la risalita termica che ci accompagna fino ai giorni nostri.

Indice

Prima parte della Piccola Era Glaciale, dal XV al XVII secolo 

Di una gran mole di dati che si hanno a disposizione di diverse zone, ovviamente quelli più dettagliati sono quelli riferiti agli Inverni degli ultimi tre secoli, ma è probabile che la serie di Invernate più rigide in assoluto si sia registrata nel 1400; è a questo secolo che infatti apparterebbe l'Inverno forse più freddo dell'ultimo millennio, insieme al già noto Inverno 1708/1709, ovvero il 1407/1408.
Si ha notizia che i ghiacci polari abbordarono addirittura il Nord della Scozia e che l'Inverno fu particolarmente crudo in Inghilterra, ove il Tamigi a Londra gelò per la durata record di 14 settimane consecutive.
C'è da considerare che in quegli anni la disposizione delle figure bariche era una costante di Anticicloni termici Russi protesi da E verso W, il gelo arrivava prepotente in Europa Centro-Occidentale con depressioni a carattere freddo centrate sul Mediterraneo Centrale.
Un altro Inverno estremamente freddo fu il 1431/1432, in Italia il fiume Po gelò per oltre due mesi, la Laguna di Venezia faceva da sostegno ai carri che passavano da Mestre fino a Venezia, gelata in profondità. Al N Italia sono documentate ingenti cadute di neve, tanto da superare in altezza una persona, nell'inverno 1448/49.
Dal 1455 in poi una serie di Inverni freddi, ove sistematicamente gelarono tutti i fiumi del Nord Italia:
  • 1454/1455 (gela il Panaro in Emilia-Romagna tanto da poterci passare i carri)
  • 1457/1458
  • 1458/1459
  • 1468/1469 (Inverno freddissimo in Francia, si ghiaccia il vino delle botti)
  • 1469/1470
  • 1474/1475
  • 1475/1476
  • 1476/1477
  • 1481/1482 (Inverno freddo e nevosissimo in Pianura Padana)
poi, tre trimestri degni di nota di seguito, il 1489/1490 (Laguna Veneta sempre gelata, così come il Po e l'Arno, nevicò a Venezia per 12 giorni consecutivi) il successivo 1490/1491 che vide un prolungamento del freddo Invernale fino ai primi di giugno, quando riuscì a nevicare a Bologna il 1º giugno portando 32 cm di neve, così come a Ferrara tre giorni dopo, con conseguenti gelate mattutine fuori stagione; non ultimo, il 1492/93 con Firenze paralizzata per settimane dalla neve.
si segnala inoltre l'Inverno 1493/1494 quando il porto di Genova gelò completamente.
Dopo una parentesi mite a cavallo dei due secoli, arriva una nuova serie di Inverni molto freddi:
  • 1505/1506
  • 1509/1510
  • 1510/1511 (storiche nevicate al N Italia)
  • 1514/1515
  • 1522/1523
da qui in poi, pausa del freddo, probabilmente in concomitanza con la fine del minimo solare di Sporer, si ebbero Invernate parecchio miti e soprattutto siccitose, specie tra il 1528 e il 1542.
Vent'anni dopo, ricomincia di nuovo un ciclo di trimestre freddi col il culmine nell'Inverno 1564-65, il più freddo del 1500 ed è il periodo in cui il celebre pittore Pieter Brueghel il Vecchio trasse ispirazione per il suo dipinto "Cacciatori nella neve" dove si vedono cacciatori immersi in un paesaggio fiammingo completamente innevato.
Si assiste, oltre al ritorno di Inverni rigidi, anche ad un raffreddamento delle altre tre stagioni, in questo modo il pack presente fra Groenlandia e Islanda resta sempre presente tutto l'anno.
Trimestri da segnalare:
  • 1547/1548 (freddissimo soprattutto in Italia dove gela il lago di Garda)
  • 1568/1569
  • 1570/1571
  • 1572/1573 (gela il porto di Marsiglia)
a seguire, tutti gli Inverni dell'ultimo decennio del 1500.
Il 1600 comincia con uno dei periodi più caldi del millennio, il 1606/1607 a cui però fa seguito, uno dei più freddi, insieme al 1407/1408 e 1708/1709, il 1607/1608, sicuramente il più freddo Inverno del XVII secolo; Inverno lunghissimo in Italia, in Veneto crollarono parecchi tetti delle case sotto il peso della neve, a Bologna i carri non potevano circolare poiché le strade e le vie erano immerse in accumuli di neve.
Da questo momento in poi, pare che gli Inverni si acutizzino maggiormente in Gran Bretagna, ove ad esempio il Tamigi gelò quasi tutti gli Inverni ormai (basti pensare che se gelasse di questi tempi sarebbe un evento storico):
  • 1613/1614
  • 1634/1635
  • 1648/1649
  • 1651/1652 (il Mar Baltico è gelato per gran parte dell'anno)
  • 1655/1656 (uno dei più freddi del secolo)
  • 1657/1658 (nevica tantissimo nel Sud dell'Inghilterra)
  • 1662/1663
  • 1666/1667 (gela la Senna in Francia per 3 settimane)
  • 1671/1672 (uno dei più freddi di sempre in Olanda e Paesi Bassi)
Gli inverni a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80 del XVII secolo sono straordinariamente nevosi nell'Italia settentrionale, tanto che nevica in ben 144 occasioni tra il 1675 e il 1681. Citazione a parte però, merita sicuramente l'inverno 1683/1684: probabilmente si tratta del trimestre Invernale più freddo di tutti i tempi in Inghilterra; il Tamigi rimase completamente gelato per oltre 3 mesi, tutte le attività sportive si svolsero sopra i ghiacci del fiume londinese, dove si effettuò la più grande fiera mai tenutasi, la cosiddetta "Fiera sul Ghiaccio". La disposizione barica di quell'Inverno vedeva un anticiclone Russo disteso enormemente verso Ovest coprendo l'intera Europa Occidentale, fece così freddissimo anche in Francia e Spagna, mentre l'Italia e il Mediterraneo centrale erano sede di depressioni a carattere freddo, nevicava in modo abbondantissimo e anche a Roma consecutivamente per più giorni; pare riuscì a gelare anche parte del Nord Adriatico, così come tutti i grandi laghi e fiumi Svizzeri.
Anche il successivo 1684/1685 fu molto freddo, anche se in tono minore, poi, dopo una breve pausa, tutti gli Inverni dal 1691 al 1695 risultarono molto rigidi.

Inverni del XVIII secolo, il gelido gennaio 1709 

Finalmente a partire dai primi anni del 1700 possiamo trovare numerosi dati di prime stazioni amatoriali, diventate col tempo ufficiali, proprio in concomitanza di quello che, secondo gli studiosi, è considerato in Europa l'Inverno in assoluto più freddo di tutta l'epoca moderna e contemporanea, quello in cui probabilmente si raggiunsero i picchi più bassi in parecchie zone del continente e quello che severamente colpì in particolar modo l'Europa Centrale, la Francia e l'Italia, il 1708/1709.
Ad onor del vero, gran parte del gelo eccezionale si concentrò nel mese di gennaio, e non tutto il mese, ma fu talmente forte ed esteso da condizionare la media climatica di tutto il trimestre (che non fu comunque caldo, anzi); basti pensare che la media di gennaio a Berlino fu di -13.2°, ovvero circa 12° sotto la media mensile e il mese ovviamente più freddo di tutta la sua storia, almeno dal 1700 in poi. La capitale tedesca registrò un minimo di -29.4° quel mese, con svariate minime sotto i -25° e massime sotto i -20°.
Il gelo fu spaventoso: iniziò la notte dell'Epifania, gelarono in poche ore tutti i fiumi, laghi, pozzi (gelata completa del lago di Garda, unica volta nella sua storia), una situazione barica probabilmente che vedeva un Anticiclone Termico Russo estesissimo fin verso la Francia e Spagna coi nuclei gelidi più intensi in discesa proprio verso la Germania e l'Italia (probabilmente questa volta fu meno colpito il Regno Unito visto l'asse più meridionale dell'Anticiclone, anche se quasi nessuna zona fu risparmiata): la cronaca di quei giorni parla di gelo raro a Parigi, col termometro sceso fino a -23.1°, tutti i grandi fiumi dell'Europa Centro-Occidentale riuscirono a gelare, addirittura riuscì a gelare la foce del fiume Tago a Lisbona; gelarono tutti i grandi porti come Marsiglia, Genova, Venezia, addirittura il mare riuscì a gelare fino a Livorno, si seccarono tutte le piante di ulivo, tutti i vigneti e gli agrumi andarono persi.
A Venezia la temperatura scese fino a -17.5 (per rendere l'idea, la successiva temperatura più bassa mai registrata sono i -13.6 del gennaio 1963), in Pianura Padana una dubbia misurazione di -36 a Faenza lascia presumere che le temperature minime si siano spinte sotto o intorno ai -30° per svariati giorni; si ebbero numerose nevicate a Roma e Napoli dal 6 fino al 24 gennaio, periodo in cui l'entrata di una perturbazione Atlantica fece cadere oltre un metro e mezzo di neve in Pianura Padana.
Il freddo tornò a più riprese a Febbraio e a marzo (record di minime sottozero per marzo a Berlino quel mese), nuova neve venne segnalata in pianura ad aprile fino ai primi di luglio in Germania.
Dopo una relativa pausa degli Inverni freddi (con un accenno al 1715/1716, molto freddo, neve nuovamente abbondante a Roma) arrivò un'altra invernata fra le più terribili del secolo, il 1739/1740: il freddo colpì tutto il continente in varie fasi, anche in questo caso comunque la situazione barica vedevi Alte in Europa Centro-Occidentale e Basse sul Mediterraneo Centrale (con neve fin sulle coste Italiane a più riprese); si dice, in alcuni racconti, che gli uccelli morivano stecchiti per terra mentre erano in volo; freddo fortissimo in Belgio e di nuovo in Inghilterra, con le ormai consuete fiere sul Ghiaccio sul Tamigi a Londra, che fece segnare una temperatura record di -22.0. Berlino registrò un bimestre gennaio-Febbraio con una temperatura media di -7.9, fra le più basse di sempre.
Successivamente, si segnala il gennaio 1744 che in Sicilia fu uno dei mesi più nevosi degli ultimi secoli(a Palermo quasi mezzo metro di neve, misura mai più solo avvicinata), e una tripletta di inverni molto freddi e nevosi nell'area mediterranea: 1752-53, 1753-54, 1754-55, di cui va segnalato il gennaio 1755, a cui appartengono diversi record secolari sull'Europa orientale.
Altro Inverno freddo il 1766/1767, in particolar modo il mese di gennaio, da qui in poi, ricomincia un nuovo periodo di freddo intenso che si protrarrà fino alla fine della Piccola Era Glaciale, dopo una relativa pausa ad inizio 1700, si segnala infatti una nuova avanzata dei ghiacciai Alpini:
  • 1775/1776 (nuovamente gelido in Inghilterra)
  • 1783/1784 (gelano tutti i grandi fiumi inglesi)
  • 1784/1785 (il freddo in Europa inizia dai primi di Ottobre fino a metà aprile, una delle invernate più lunghe)
ma di quel periodo freddo, verrà però ricordato il mese di marzo, probabilmente il più freddo dei tempi moderni, la media del Marzo 1785 a Berlino fu di -4.4°, fu molto più freddo dei precedenti tre mesi Invernali e addirittura a questo mese che appartiene il record di freddo assoluto di Praga, con -27.6°.
Pochi anni più tardi, ed ecco arrivare il mese di dicembre, insieme a quello del 1879, più freddo dell'ultimo millennio, il Dicembre 1788; a Londra la temperatura crollò fino a -21° già a fine novembre, anche a Parigi si misurò lo stesso valore; in Italia il gelo e la neve arrivarono a raggiungere i massimi effetti alla fine di dicembre, ove nevicò a Roma per 4 giorni e a Napoli fra il 28 e il 30 si ebbe un'abbondantissima nevicata (circa 40 cm al porto).
Altro mese da segnalare sul finire del XVIII secolo, il gennaio 1795 che fu freddissimo in Italia e nuovamente in Inghilterra (con conseguente solita gelata del Tamigi ma lunga da Natale 1794 fino al mese di marzo, forse la gelata più lunga della sua storia).
Freddissimo fu in Europa Centro-Orientale anche il 1798/1799 (media gennaio Praga -12.2°).

Inverni del XIX secolo e la fine della Piccola Era Glaciale 

Sono molte le invernate da elencare per quanto riguarda questo secolo, avendo a disposizioni più dati:
  • 1802/1803 (nuova neve a Roma a febbraio)
  • 1812/1813 (freddissimo Dicembre in Europa)
  • 1813/1814 (Febbraio fra i più freddi della storia in Italia)
  • 1822/1823 (il mese di Gennaio è tremendo in mezza Europa, il secondo mese più freddo in assoluto a Berlino con una media di -11.6)
Il 1829/1830 è l'Inverno più freddo per quanto riguarda questo secolo (sulle Alpi addirittura freddo quanto il 1708/1709) ed è celebre per la neve, caduta tantissima in Pianura Padana specialmente a Bologna con un accumulo complessivo di oltre 2 metri (ci sono disegni dell'epoca con la città praticamente sepolta).
successivamente van segnalati:
  • 1837/1838 (Gennaio tremendo il Germania, -10.0 a Berlino la media mensile)
  • 1840/1841 (severa ondata di gelo in febbraio nell'Europa occidentale)
  • 1844/1845 (in questo Inverno, fu gelidissimo marzo in Europa, uno dei più freddi della storia....a Modena cadono 209 cm di neve nel solo mese di dicembre)
  • 1847/1848 (di nuovo gennaio freddo in Europa)
  • 1849/1850 (neve abbondante a Roma e Napoli)
Particolarmente gelido il 1857/1858, il trimestre in cui Bologna segnò le sue 88 minime negative consecutive e che risultò freddo praticamente senza sosta, in Italia è uno dei più freddi. Da annotare poi il Gennaio 1864 che risulterà in Italia un mese freddissimo come pochi, addirittura fra i 5 mesi più freddi dal 1800 ad oggi. Un altro occhio di riguardo va al 1879/80 e principalmente al mese di Dicembre 1879, che è forse quello più gelido di tutta la serie europea, addirittura, in zone come la Francia, il mese più freddo in assoluto e forse più freddo del gennaio 1709; Parigi ha il suo record di -25.6° stabilito nei primi giorni di dicembre (la media della capitale francese fu di -7.9 quel mese, praticamente 13° sotto media), le temperature scesero fino a -28-30° nei sobborghi, il freddo fu terribile, comunque, in tutta Europa, Roma ebbe una media mensile di +4.3 per quel mese, ovvero oltre 5° sotto media, Milano circa -6° di anomalia.
Freddo in Europa anche il gennaio 1881, poi, dopo una breve pausa, l'ultimo decennio del 1800 presentò una serie di Inverni freddissimi da zona a zona, come il 1890-91 che in particolar modo in Italia fu nevosissimo (uno dei più freddi di sempre al Centro-Sud e zone Balcaniche).
Solo due anni dopo, il tremendo Gennaio 1893 che ha l'onore di essere uno dei mesi più freddi non solo in Europa, ma in tutto l'emisfero Nord, sono centinaia infatti i record assoluti frantumati in questo mese in diverse aree del pianeta; è il mese dove Berlino conserva il suo record di freddo assoluto di -31.9. il gelo fu forte anche in Italia.
Il secolo si chiude con un accenno al Febbraio 1895 che, oltre ad esser stato come al solito gelido su Europa Centrale e Orientale (fra i Febbraio più freddi del 1800), vanta di nuovo nevicate eccezionali al Sud Italia, in Sicilia, Roma e Napoli.

I grandi eventi freddi dell'ultimo secolo 

Nonostante la Piccola era glaciale sembri ormai alle spalle e stia lasciando inesorabilmente il posto ad un lento aumento delle temperature medie (con conseguente ritiro dei ghiacciai alpini), il XX secolo riuscì comunque a portare eventi freddi sparsi, anche se via via sempre più locali, con picchi freddi in certi casi non inferiori a quelli che ci sono avuti durante i secoli precedenti.
Viene subito ricordato il Febbraio 1901 (grandi nevicate a Roma) e successivamente il 1904/1905 che fu uno dei più freddi del secolo al Sud Italia (oltre che uno dei più nevosi, soprattutto Sicilia).
Da lì in poi sembra esserci una pausa, tuttavia i mesi di gennaio 1907 e Febbraio 1909 risultano molto freddi in Europa Orientale; pausa però che spalanca le porte, 20 anni dopo, all'Inverno 1928/1929, celebre per il suo mese di Febbraio straordinariamente freddo in Europa Centrale, Orientale, nel Nord-Est Italiano, basti pensare che è il mese più freddo della serie di Praga, con una media allucinante di -13.7°.
Ad eccezione del gennaio 1935 (mese fra i più freddi di ogni epoca in Ucraina, Spagna, Nord Africa dove risiede il record più basso per il continente nero, -23.9 ad Ifrane sui monti di Atlante, oltretutto mese notevole per la neve in Sardegna) gli anni '30 vedono una nuova pausa per quanto riguarda Inverni estremamente rigidi, prima che toccasse ad un decennio in cui forse non si è contato neanche un Inverno che non sia stato quanto meno rigido, ma che tuttavia manca di alcuni dati di diverse città a causa della Seconda guerra mondiale che imperversava in quegli anni ma vale la pena spulciarli tutti poiché ognuno ha macinato valori notevoli:
il 1939/1940 regala un fine dicembre 1939 freddissimo, con neve storica a Roma e Napoli (35 cm, treni paralizzati dalla neve) e un mese di gennaio che per quanto riguarda zone come la Germania e la Russia non ha niente da invidiare a mesi rigidi in piena Piccola Era Glaciale: è in questo mese che Mosca segna il suo record di freddo assoluto con -42.2°.
il 1940/1941 è ricordato per il mese di dicembre che è il più rigido, come medie, del XX secolo in molte aree d'Europa (soprattutto Italia).
Eccoci quindi al 1941/1942, forse a livello europeo il più freddo del XX secolo, calcolando una media ponderata di diverse città Europee.
Risultano freddi anche i successivi tre Inverni (soprattutto il gennaio 1945, neve a Roma e Napoli) per poi toccare ad un altro Inverno che viene ricordato come fra i più freddi del secolo al Nord Italia e in Inghilterra, il 1946/1947; molto freddi anche i mesi di marzo 1948 e 1949 con una delle ultime nevicate serie al piano in Sicilia.
Durante tutti gli anni '40 le Estati, in controtendenza, sono risultate molto calde.
Veloce ondata di gelo colpisce il Mediterraneo nel gennaio 1954 (mese eccezionale in Spagna) prima di arrivare a parlare, forse, del mese più freddo e nevoso almeno degli ultimi 130 anni al Centro-Sud Italiano, lo storico Febbraio 1956.
Oltre ad una "banca" dati e di stazioni ormai più che sufficiente, da questo periodo in poi abbiamo a disposizione anche mappa bariche e termiche a tutte le quote di quell'episodio, che ci mostrano una severa ondata di gelo che come modalità ed estensione, oltre che durata, è la più interessante e ficcante di tutto il secolo scorso: i mesi di dicembre e gennaio risultarono addirittura caldi, ma allo scoccare del 1º Febbraio 1956 tutto cambiò: il gelo scese dal Nord della Russia e un bacino gelido con un cuore di -28° a 850hpa (circa 1450 metri) iniziò la sua corsa raggirando le Alpi e portando una bomba gelida e nevosa su tutto il Mediterraneo come da anni non si vedeva.
Nevicò per più giorni a Roma, Napoli, Palermo ma praticamente ovunque, Torino crollò a -21.8°, suo record mai più raggiunto, record assoluto anche per Milano Linate con -15.6° e Trieste con -14.1°.
Gli Appennini furono ovviamente seppelliti da metrate di neve, la neve tornò anche nel mese di marzo (dove nevicò di nuovo a Roma e Napoli in modo abbondante) e addirittura nel mese di giugno, dove si ricorda una nevicata tardiva quasi nel centro di Trento.
Da lì in poi si registra un nuovo calo delle temperature medie globali con una nuova serie di Inverni freddi ed Estati che tornano ad essere mediamente miti, gli anni '60 videro Inverni tutti freddi, uno su tutti l'emblematico, forse l'Inverno per eccellenza in Europa, il più freddo dal Dopoguerra, il 1962/1963:
iniziato a dicembre, proseguì con un'escalation di bordate Siberiane continue, alternato a fasi Atlantiche, fino al mese di marzo, che fu ugualmente rigido; il freddo non risparmiò nessuna zona del continente, in Inghilterra, nonostante non si ebbero le gelate del Tamigi come nei secoli precedenti, risulta essere non solo il più freddo del secolo ma fra i più freddi in assoluto.
Negli anni '60, vanno annoverati sicuramente il Febbraio 1965, molto freddo in Italia ma celebre soprattutto per la nevicata più abbondante nel secolo nella capitale, con 40 cm di neve; molto freddi anche i mesi di gennaio 1966 (record assoluti a Bologna -18.8°, Catania -5.0°) e gennaio 1968 (Potenza -12.2°).
Gli anni '70 video Estati ancora più tiepide ma allo stesso tempo Inverni leggermente più miti, ma con alcune ondate di gelo celebri come quella del marzo 1971 (nuovamente neve sulla Capitale e al Sud) e del fine dicembre 1978/inizio gennaio 1979, che fu spaventoso in Russia (il Capodanno più freddo della storia di Mosca, appartiene a quest'ondata di gelo la temperatura più bassa mai registrata in Europa, -58.1° ad Ust Schugor, in Russia) e con l'ondata di gelo che arrivò improvvisa in Italia, con crolli termici repentini anche di 15/20° in poche ore (record assoluti a Lecce, -12.0°, Pescara, -13.2°).
Gli anni '80 furono di nuovo estremi, Estati alcune caldissime e tre invernate di fila straordinariamente fredde, prima un accenno anche al 1980/1981 che al Sud fu freddissimo e nevosissimo, in molte zone come medie termiche finali e centimetri di neve non inferiori ad altri Inverni memorabili.
I tre Inverni celebri di quel decennio partono da quello che è il mese più freddo del Dopoguerra al Centro-Nord ma sicuro quello che ha lasciato gli estremi più bassi del secolo dalla Campania in su, ovviamente si parla del Gennaio 1985. I record che l'ondata di gelo rase al suolo sono molteplici, uno su tutti, davvero emblematico, i -23.2 di Firenze, seguono i -6.8° di Genova, -19.4° a Brescia, -18.4 a Verona, -22.0 a Piacenza, -19.0 a Frosinone, -11.0 a Roma Ciampino, -15.8 a Perugia ed altri. Il freddo cominciò il 6 gennaio (la famosa nevicata dell'Epifania a Roma) e durò per circa due settimane, prima che l'entrata di una perturbazione Atlantica seppellì la Pianura Padana con un manto alto fra i 50 e i 90 cm, con punte ben più generose nelle pedemontane. Il freddo fu molto intenso e prolungato anche nel resto d'Europa, dove però anche Febbraio fu molto freddo (soprattutto in Scandinavia).
Appena un anno dopo, viene annoverato il Febbraio 1986 che portò nuovamente copiose nevicate in Italia (ancora Roma il 9 febbraio) e un anno ancora più tardi un mese che in Europa è celebre, il Gennaio 1987: in zone come Scandinavia, Paesi Baltici, Polonia è fra i mesi più freddi di tutti i tempi e all'ondata di gelo di inizio gennaio di quell'anno appartengono più della metà dei record assoluti di quelle zone; l'Italia fu solo sfiorata dal grosso del gelo, ma al Centro-Nord riuscì comunque a nevicare copiosamente a metà mese. Freddissimo anche Febbraio in Europa, prima che scoppiasse il mese di marzo più freddo del secolo in Italia e zone come i Balcani: l'ondata di gelo del marzo 1987 durò oltre 15 giorni e fu eccezionale in zone come la Puglia, per durata e picchi, un'ondata di gelo che sarebbe stata eccezionale anche se fosse capitata a gennaio.
Da quel momento in poi, si è assistita ad una nuova pausa del freddo e gli episodi veramente gelidi e diffusi sono andati via via scomparendo, pur apparendo localmente con Invernate mediamente più calde dei decenni precedenti.
Nell'ultimo ventennio, comunque, vanno citati:
  • Febbraio 1991, soprattutto al Centro-Nord, punte di -15-18° in Pianura Padana. Il 6/2/1991 neve a Roma in tutta la zona nord ( accumulo approssimativo 3.5cm )e basso Lazio e l' evento si ripeté anche il 16/2/1991
  • inizio gennaio 1993 al Centro-Sud (record assoluto di Bari, -5.9)
  • inverno 1995/'96, rigido in ambito europeo ma meno in quello italiano, va citata sicuramente la storica nevicata del 15 aprile 1995 alle porte di Roma e Ciociarìa con accumuli significativi, neve anche nel Casertano. eccezione in un decennio di inverni mediamente miti e poco nevosi
  • fine dicembre 1996, ondata Siberiana, molto freddo anche in Europa
  • fine gennaio 1999 (nevicata storica sull'isola di Ponza e 10 cm a Roma-nord.* Dicembre 2001 (prima al Centro-Nord, il famoso blizzard di S. Lucia, poi al Sud) e Gennaio 2002, ultimo inverno in cui siano gelati per più giorni (ovvero settimane) gran parte della Laguna Veneta, alcuni tratti fluviali del Nord Italia e laghi come quello Trasimeno, interessante nevicata in tutta la Ciociarìa i giorni 15 e 16 gennaio con accumuli di diverse decine di cm l' ultima occasione in cui si è osservata la durata del manto nevoso di ben 8 giorni in pianura in questa provincia.
  • i mesi di febbraio 2004 e 2005 che come medie finali sono fra i più freddi del cinquantennio in alcune aree del Centro-Sud. nella notte tra il 27-28 Gennaio 2005 una fitta nevicata notturna ricopre la capitale di 2 cm di neve.
  • Marzo 2005 con tanti record mensili caduti
  • inverno 2005/2006, che ha limitato il suo gelo in Russia (a Mosca si è scesi sotto i -30° dopo quasi 20 anni, dal gennaio 1987), ma è stato freddo anche in Italia con medie invernali di molto inferiori a quelle delle annate precedenti e col freddo da fine novembre a metà marzo. Spicca una nevicata superiore ai 50-80 centimetri sul Nordovest e sul Veneto alla fine di gennaio.
  • Gennaio 2009, con 40-45 cm di neve a Torino e provincia ma molto nevoso anche a Milano e in tutto il nord con accumuli rilevanti in tre giorni di nevicate ininterrotte
  • Dicembre 2009, dove nella seconda parte di un'ondata di gelo durata dal 14 al 22 dicembre e che ha interessato principalmente il Nord Italia, si ebbero nevicate anche forti tra il 18 ed il 19 su tutto il Nord (soprattutto il 19 tra Veneto, Friuli, Venezia Giulia con blizzard a Trieste, Emilia-Romagna) con temperature comprese fra -4 °C e -1 °C, sulla riviera romagnola durante tutto il 20 dicembre la temperatura rimane stabile sui -10°C e quel giorno un gelo eccezionale fece segnare i record mensili (Verona-Villafranca, Venezia-Tessera, Treviso, Torino-Caselle) o assoluti (Udine-Rivolto, Ronchi dei Legionari) di diverse stazioni dell'Aeronautica Militare, con una punta non validata di -19.8 °C a Udine-Rivolto (-18 °C il record validato), e quindi nuove forti nevicate il giorno 21 seguite da un eccezionale gelicidio tra il 21 ed il 22 che colpì soprattutto la bassa Pianura Padana ma anche Genova; tranne la costa ligure, quasi tutto il Nord Italia fece segnare una giornata di ghiaccio (massima giornaliera inferiore a 0 °C) sia il 19 che il 20 dicembre, e gran parte del Nord anche il 18 ed il 21, gelo che in alcune località si protrasse fino al 22 compreso; a Mosca la punta minima di -29 °C, con alcune giornate sempre sotto i -20 °C, ha rappresentato l'ondata di freddo più forte per il mese di dicembre dal 1941; nevicate talvolta eccezionali e gelo intenso colpiscono per alcuni giorni la quasi totalità d'Europa, lasciando ai margini solo Sud Italia (soprattutto le zone sud-orientali), Grecia e Balcani meridionali.
  • L'inverno 2009/2010 risulta essere, in Inghilterra e Galles, il più freddo dal 1978/1979; in Irlanda e Scozia, dal 1962-1963; in quest'ultima nazione, esso risulterà appunto alla pari con tale storico inverno come il più freddo dall'inizio delle misurazioni nel 1914 (fonte UK Weather Office); gelate e nevicate proseguono a marzo ed aprile, e perfino a maggio (neve a Newcastle ed alle Isole Orcadi e Shetland al 10-12 del mese, gelate in tutto il Regno)
  • L'inverno 2009/2010 risulta essere per le basse pianure veneto-friulane ed emiliane, nonché per il Basso Piemonte, probabilmente uno dei più nevosi degli ultimi 100 anni, con nevicate da metà dicembre a metà marzo: se a Treviso con 51 cm si ha l'inverno più nevoso almeno dal 1960 come anche a Venezia e principalmente nel Veneziano Orientale dove si ebbe un accumulo complessivo di 60 cm, l'osservatorio civico di Modena registra la stagione con il maggior accumulo nevoso dal 1932/1933 con 114 cm, ed a Cuneo con 277 cm si deve risalire addirittura al 1916/1917; appare inoltre verosimile ma non ufficiale il dato di Urbino con 205 cm stagionali, diversamente dalle alte pianure veneto-friulane, con accumuli dai 20 ai 5 cm (in alcune zone come il Gemonese decisamente sottomedia). Questo inverno va anche ricordato per la storica nevicata a Roma Formia e Gaeta e basso Lazio in genere del 12 febbraio 2010 nella quale , Roma cosi come molte altre città del centro-sud , furono investiti in pieno da un improvviso mulinello glaciale sceso repentinamente dalla Scandinavia , la capitale fu coperta da 6 cm di neve. Ancor più storica fu , sempre il 12-2-2010 , la neve con accumulo a Catanzaro.
  • L'autunno 2010 viene ricordato in Italia come uno degli autunni più freddi e nevosi di sempre , l'apice viene toccato la notte tra il 16-17 dicembre 2010 quando, grazie alla morsa del gelo che stringeva tutta l'Italia , in una sola notte , vennero imbiancate : Capri, Ischia e tutte le coste della Campania. Nel primo pomeriggio del 17/12 intorno alle 13.00 ( dipende dai quartieri e dai microclimi che ha la capitale ) la neve ( con accumulo di circa 2 cm abbondanti ) ritorna a far capolino a Roma. Cosi la capitale registrò un suo piccolo record : due nevicate (accumulo totale che sfiora i 9 cm ) in soli 10 mesi, nel primo pomeriggio fino alla sera tardi nevicò abbondantemente in Ciociarìa Le temperature record per quell'autunno sono sicuramente i -2 a Capri e Ischia e i -6 a Roma la notte prima della nevicata.

Voci correlate 

Wednesday, January 13, 2010

Parto con taglio cesareo: Quasi il triplo delle complicanze.

Fonte: Galileonet.it
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I parti cesarei dovrebbero essere eseguiti solamente se vi è una reale necessità medica e alla luce della storia clinica del paziente. Perché sceglierli unicamente per evitare il dolore espone a rischi inutili. Da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) mette in guardia le donne sulle possibili conseguenze del cesareo e ora torna alla carica con un articolo pubblicato su Lancet. Primo autore è Pisake Lumbiganon, docente di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Khon Kaen, in Thailandia, che ha verificato la relazione tra la modalità di parto - cesareo o naturale - ed esiti negativi o complicanze per la salute della madre e del bambino.
I ricercatori hanno considerato più di centomila nascite avvenute recentemente in nove paesi asiatici (Thailandia, Cambogia, Cina, India, Giappone, Nepal, Filippine, Sri Lanka e Vietnam). I dati analizzati coprono circa il 97 per cento dei parti totali riportati dalle strutture ospedaliere di queste nazioni durante il periodo dello studio; la percentuale media dei parti cesarei risulta essere del 27,3 per cento (Cina al prima posto con il 46,2% seguita da Vietnam, Thailandia e Sri Lanka).Stando ai risultati, le donne che decidono per un parto cesareo senza precise indicazioni cliniche hanno un maggiore rischio di andare incontro a complicanze gravi rispetto alle donne che optano per un parto naturale. Il rischio risulta essere maggiore di 2,7 volte se la decisione viene presa prima del parto e di ben 14,2 volte se la decisione viene presa a parto iniziato. Ad aumentare sono soprattutto la probabilità di essere trasferite in terapia intensiva e di dover ricevere trasfusioni di sangue durante l’operazione. Il discorso cambia per quanto riguarda la salute del bambino nel caso in cui questo rimanga fino al momento del parto in posizione podalica. In questo caso, il taglio cesareo fa scendere del 70-80 per cento il rischio di mortalità infantile. Per Lumbiganon, questi dati dovrebbero far riflettere chi considera questa operazione priva di rischi. Come sembrano pensare anche molte italiane. Infatti, secondo i dati riportati oggi a Napoli in occasione della tavola rotonda “Il taglio cesareo: quando e perché”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (Onda), nel nostro paese i parti cesarei sono in costante aumento e hanno raggiunto, già nel 2007, la soglia del 38 per cento. Il primato va alla Campania con addirittura il 60,5 per cento, ma tutte le regioni del Sud sembrano farvi ricorso di routine: in Sicilia siamo al 52,4 per cento, nel Molise al 48,9 e in Puglia al 47,7. Meglio al Nord dove la percentuale varia tra il 24 e il 28. Solo Bolzano, con il 20 per cento dei cesari, si avvicina ai valori raccomandati dall’Oms del 15 per cento. (f.p.)

Thursday, June 25, 2009

Un flauto di 35.000 anni fa

Fonte: Galileo

Gli scavi a Hohle Fels, in Germania, hanno portato alla luce i frammenti dei più antichi strumenti musicali mai rinvenuti, costruiti in osso e avorio.
Non si sa se i primi esseri umani usassero gli strumenti musicali a fini ricreativi o religiosi, ma di certo la musica veniva già suonata 35.000 anni fa. Nella cava di Hohle Fels, nel sud ovest della Germania, sono stati trovati piccoli frammenti di flauti in avorio e tutte le parti di un flauto fabbricato con ossa di uccello, che si aggiudica il primato di strumento musicale completo più antico del mondo. Nicholas Conard dell'Università di Tubinga pubblica oggi la scoperta su Nature, dimostrando che i primi esseri umani anatomicamente moderni giunti in Europa possedevano una tradizione musicale importante.
Lo strumento è stato trovato in 12 pezzi durante gli scavi effettuati nell’estate del 2008 sul sito di Hohle Fels and Vogelherd. La porzione rimasta intatta ha una lunghezza di quasi 22 centimetri, un diametro di 8 millimetri e sono evidenti cinque buchi per il passaggio dell’aria. La superficie del flauto e la struttura dell’osso (il radio di un grifone, che ha un’apertura alare di oltre due metri) sono in perfette condizioni e rivelano molti dettagli della manifattura.
Gli scavi hanno anche portato alla luce due frammenti di quelli che certamente sono due flauti in avorio attribuiti al primo Aurignaziano (ovvero più antichi di 34 mila anni). Le differenti dimensioni del frammento indicano che non appartengono allo stesso strumento. Secondo gli studiosi, questa scoperta è importante soprattutto per il materiale usato: la tecnologia richiesta per la creazione di uno strumento in avorio, infatti, è complessa e richiede mani esperte: il processo prevede l’utilizzo di un pezzo di avorio curvato naturalmente; attraverso rotture e successive saldature, si arriva poi alla creazione dell’artefatto. I ricercatori ipotizzano che i nostri antenati suonassero strumenti musicali in diversi contesti sociali. (p.f.)
Riferimento: doi:10.1038/nature08169

Saturday, June 20, 2009

Fausto Intilla: La mia visione della Realtà ...confessioni di una mente in libertà

Tutto è in correlazione con tutto, in questo infinito campo di energia che è l'Universo.Jung ha cercato di spiegarlo con la teoria della Sincronicità e degli archetipi dell'inconscio collettivo,David Bohm lo ha fatto con la teoria dell'Universo Olografico (olomovimento), Rupert Sheldrake con la teoria dei campi morfogenetici, Richard Dawkins con la teoria sui memi,ecc... Le migliori menti del XXmo secolo hanno cercato in tutti i modi di dare il loro contributo più alto in un ambito della scienza ancora misconosciuto. Tutto cominciò a partire dalla prima metà del secolo scorso, quando Einstein e colleghi si cimentarono con il problema della non località (il famoso esperimento EPR,per intenderci), la cui attendibilità (veridicità è un termine che ogni scienziato non dovrebbe mai usare) potè essere dimostrata solo più di mezzo secolo dopo, grazie all'ormai famoso esperimento di Alain Aspect (a sua volta ispiratosi al Teorema/Disuguaglianza di Bell,all'inizio degli anni '80. Sempre agli inizi del secolo scorso,a Copenhagen si gettarono le basi della meccanica quantistica, creando quindi ancora più confusione su ciò che gli esseri umani intendono per Realtà fisica delle cose. Einstein addirittura un giorno se ne uscì con questa frase: "Io non posso credere che la Luna esiste soltanto perchè io la sto osservando!". Da allora comunque la nostra visione e interpretazione della Realtà,si è "evoluta" parecchio. Un tempo sapevamo che la massa non è nient'altro che una forma complessa di Energia (E=mc2), cosa che abbiamo fatto parecchio fatica a digerire (perlomeno fino al giorno in cui non abbiamo visto con i nostri occhi di cosa era capace l'atomo, e quanta energia potesse liberare - mi riferisco ovviamente alla bomba atomica), ma non eravamo in grado di spiegare cosa fosse l'energia; oggi invece sappiamo, grazie anche al contributo di Jacob Bekenstein [it.wikipedia.org]), che l'Energia non è nient'altro che una forma complessa di Informazione ...ciò che ancora non sappiamo però, è cosa sia realmente l'Informazione, ma forse un giorno scopriremo anche questo.

L'uomo a mio avviso dovrebbe riuscire a capire che non solamente ciò che possiamo vedere o sentire con i nostri sensi, fa parte della Realtà. I nostri sensi limitano notevolmente le nostre capacità di osservazione, e quindi di interpretazione della Realtà. Lo stesso discorso vale per gli strumenti fisici che disponiamo per misurare e osservare; se questi ultimi non vengono progettati secondo dei parametri fisici che probabilmente ancora non conosciamo (poichè implicano l'interazione con altre dimensioni dello spazio-tempo), non potremo mai scoprire cosa vi è oltre la nostra immagine della Realtà. Tutto ciò che possiamo fare, con gli strumenti di cui disponiamo allo stato attuale della tecnica, è cercare di osservare le cose in forma indiretta, ossia cercare di capire in che modo interagiamo con le altre dimensioni che definiscono la totalità dell'Universo in cui viviamo, e quindi avanzare delle ipotesi. L'unica persona che ha cercato di fare questo, è stata in seguito anche assai criticata. Il suo lavoro purtroppo è passato completamente inosservato, infatti sono in pochi a conoscere le ricerche del Dr. Pim Van Lommel. [http://www.fainotizia.it/2008/07/20/esperienze-ai-confini-della-morte-il-contributo-di-pim-van-lommel])

Non dimentichiamo comunque anche il contributo del Dr. Wilder Penfield, colui che per primo scoprì il fatto che la nostra mente è un registratore perfetto, al quale non sfugge un solo istante di tutta la nostra vita; e Karl Pribram, colui che invece scoprì le "potenzialità olografiche" del nostro cervello (grazie alle sue ricerche oggi sappiamo che la nostra memoria non ha collocazioni ben precise nel nostro cervello, e oltretutto non necessita dell'intera massa cerebrale per potersi manifestare nella sua piena funzionalità di elaborazione e ripartizione delle informazioni). Interessanti sono state anche le scoperte della Candace Pert sull'importanza dei peptidi (chiamati anche "molecole dell'informazione", e costituiti da stringhe di amminoacidi), che alla fine, come ha dichiarato la stessa Pert, ci fanno sorgere ogni sorta di dubbio su dove inizi e termini realmente il cervello umano.

"Nella vita di ogni essere umano,a volte (grazie ad un perfetto gioco di eventi strani e sincronismi), proprio nel momento in cui tutto sembra assolutamente sbagliato, tutto diventa spontaneamente giusto. Quando l'individuo vede veramente che tutti i movimenti che compie sono un allontanarsi, una resistenza, allora l'intera macchinazione della resistenza si smorza. Quando si accorge della resistenza in ogni movimento che compie, allora abbandona del tutto spontaneamente la resistenza. E il cedere della resistenza è lo schiudersi della coscienza dell'unità, la realizzazione della consapevolezza del non-confine. È come se si risvegliasse da un lungo sogno confuso per scoprire ciò che sapeva sin dall'inizio: egli, un sé separato, non esiste. Il suo vero sé, il Tutto, non è mai nato e mai morirà. Esiste solo la Coscienza come Tale in tutte le direzioni, assoluta e onnipresente, che si irradia attraverso e in tutte le condizioni, fonte e immagine di ogni cosa che nasce di momento in momento, assolutamente precedente a questo mondo ma identica a questo mondo." (K.Wilber)

Tutte le cose non sono altro che un'increspatura sulla superficie di uno stagno; tutto ciò che sorge è soltanto un riflesso di questo continuum che siamo abituati erroneamente a scindere in infinite parti, a causa di una fittizia volontà soggettiva che continua ad ingannare l’Uomo sin dalla “notte dei tempi”, e che continuerà sicuramente a farlo ancora per lungo …lunghissimo tempo.

Fausto Intilla - WWW.OLOSCIENCE.COM

Tuesday, June 9, 2009

Nuova Influenza A/H1N1(febbre suina): Uno spray nasale a base di proteine per sconfiggere il virus.

Fonte: ADNKronos
Roma, 9 giu. (Adnkronos Salute) - Una piccola molecola, disponibile in spray nasale, per attivare a livello delle prime vie respiratorie uno scudo protettivo, a base di proteine, contro i virus dell'influenza, H1N1 compreso. Potrebbe essere questo il risultato finale della strada aperta dai ricercatori francesi dell'istituto di ricerca pubblica Inserm, che hanno dimostrato come una proteina (PAR2), presente in notevoli quantita' sulla membrana delle cellule della trachea, puo' giocare un ruolo di protezione importante in caso d'infezione da virus H1N1 nei topi, dopo la sua 'attivazione' attraverso un trattamento inalatorio.
Questa proteina, anello importante del sistema immunitario, potenzia nei roditori la produzione di sostanze che neutralizzano il virus bloccandone la proliferazione, secondo lo studio pubblicato sul 'The Journal of Immunology', datato 15 giugno. Quando il virus influenzale entra in contatto con il sistema respiratorio, avvia una serie di reazioni rapide che coinvolgono numerose proteine. L'equipe di Be'atrice Riteau si e' concentrata sul ruolo del recettore PAR2, di cui era nota l'attivita' nella risposta immunitaria. Un'azione, pero', che non era mai stata studiata nel corso di un'infezione virale negli animali. La strategia allo studio "presenta il vantaggio - spiegano gli autori - rispetto ai sistemi si lotta all'influenza attuali (vaccini, antivirali) di non colpire i virus, ma di concentrarsi sulle cellule che il virus infetta".
Nel corso dello studio i ricercatori hanno infettato alcuni topi con un ceppo da laboratorio del virus H1N1, mortale per i topi e inoffensivo per l'uomo. Il trattamento ha attivato una notevole produzione di proteine con proprieta' antivirali, che bloccano la replicazione del virus. I topi, inoltre, sono sopravvissuti all'infezione che, normalmente, sarebbe risultata letale. Ora, sottolineano i ricercatori, saranno necessari ulteriori studi per verificare l'efficacia e il ruolo protettivo della molecole contro i differenti ceppi di virus influenzali, tra i quali quelli dell'aviaria e diversi tipi di H1N1, compreso quello che ha determinato la nuova influenza.